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Radio Kaffeine More Music for Everybody!
Ci sono generi musicali che nascono per far ballare.
E poi ci sono generi che, mentre fanno ballare, sembrano voler spostare la pista da ballo nello spazio.
La Cosmic Disco appartiene proprio a questa seconda categoria.
È un universo sonoro nel quale disco music, funk, elettronica, krautrock, progressive, psichedelia e sonorità esotiche possono incontrarsi dando vita a qualcosa di difficilmente classificabile.
Il risultato è una musica profondamente ritmica, ma allo stesso tempo sospesa, visionaria, ipnotica.
Una disco music che non guarda soltanto alla pista.
Guarda anche alle stelle. 🌌
Con il termine Cosmic Disco si identifica generalmente una particolare corrente della cultura disco ed elettronica caratterizzata da un approccio estremamente libero alla selezione e alla manipolazione musicale.
Non si tratta di un genere rigidamente codificato.
Ed è proprio questa la sua caratteristica più affascinante.
Nella Cosmic Disco possono convivere:
Il risultato può essere molto diverso da una produzione all’altra.
Ciò che accomuna queste esperienze è soprattutto l’atmosfera.
La musica deve creare un viaggio.
Non necessariamente arrivare subito al ritornello.
Non necessariamente esplodere.
Può lentamente costruire una traiettoria.
Per comprendere la Cosmic Disco bisogna tornare alla grande stagione della disco music.
Negli anni Settanta New York diventa uno dei laboratori musicali più importanti del pianeta.
I club diventano luoghi nei quali DJ, pubblico e musicisti sperimentano nuovi modi di utilizzare la musica.
La disco nasce dall’incontro di soul, funk, R&B e musica orchestrale, ma progressivamente diventa qualcosa di molto più ampio.
Il DJ non è più soltanto colui che mette un disco dopo l’altro.
Diventa un selezionatore, un narratore, un costruttore di atmosfera.
Ed è proprio questa libertà nella selezione che costituisce uno dei presupposti della cultura Cosmic.
Quando si parla di questa evoluzione è impossibile ignorare l’importanza culturale di David Mancuso e del suo celebre Loft.
Mancuso costruì un modello nel quale la qualità del suono, la selezione musicale e l’esperienza collettiva avevano un’importanza enorme.
La pista non era semplicemente un luogo nel quale consumare musica.
Era un ambiente immersivo.
Questa concezione avrebbe influenzato profondamente l’evoluzione della cultura DJ.
La musica poteva provenire da mondi completamente differenti.
Disco.
Funk.
Soul.
Elettronica.
Rock.
Musica sperimentale.
Il criterio principale non era necessariamente il genere.
Era la capacità del brano di funzionare all’interno di un viaggio musicale.
Quando si parla di Cosmic Disco, però, l’Italia occupa un posto speciale.
Il nome più importante è sicuramente Daniele Baldelli.
Baldelli è una delle figure centrali della storia del cosiddetto Cosmic Sound italiano.
Durante la sua attività al Cosmic Club di Lazise, sul Lago di Garda, sviluppò una modalità di selezione assolutamente personale.
La sua musica poteva attraversare disco, funk, elettronica, afrobeat, rock psichedelico, musica brasiliana, krautrock e produzioni provenienti da territori musicali lontanissimi.
Il risultato era difficile da catalogare.
Ed è proprio questo il punto.
Il Cosmic Sound non aveva bisogno di rispettare i confini.
Li attraversava.
La grande intuizione di Baldelli fu quella di considerare il DJ come un vero ricercatore musicale.
Non era necessario suonare esclusivamente ciò che il pubblico conosceva.
Era possibile sorprendere.
Portare in pista un brano apparentemente incompatibile con quello precedente.
Cambiare ritmo.
Cambiare atmosfera.
Utilizzare percussioni africane.
Passare all’elettronica.
Inserire una traccia psichedelica.
Poi tornare alla disco.
Questo approccio anticipava una delle caratteristiche fondamentali della cultura DJ contemporanea:
il DJ non è soltanto colui che conosce i generi, ma colui che sa costruire connessioni tra mondi apparentemente lontani.
Un equivoco abbastanza comune consiste nell’associare la Cosmic Disco soltanto a brani disco con BPM contenuti.
Non è così.
Il tempo può essere lento, medio o relativamente sostenuto.
La vera caratteristica è soprattutto l’approccio sonoro.
Un basso ipnotico.
Una linea melodica ripetitiva.
Percussioni profonde.
Sintetizzatori analogici.
Effetti di delay.
Riverberi.
Voci filtrate.
Break strumentali.
Pattern ritmici ossessivi.
Elementi esotici.
Rumori spaziali.
La musica può sembrare contemporaneamente antica e futuristica.
È proprio questa ambiguità a renderla così affascinante.
Il sintetizzatore ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’estetica Cosmic.
I sintetizzatori analogici degli anni Settanta e Ottanta permettevano di costruire timbri che non ricordavano necessariamente strumenti tradizionali.
Pad.
Sequenze.
Arpeggi.
Bassline.
Effetti.
Oscillazioni.
Suoni artificiali.
La musica poteva quindi assumere una dimensione quasi cinematografica.
Un singolo sintetizzatore poteva trasformare una traccia disco in un viaggio interstellare.
Ed è qui che la parola “Cosmic” assume il suo significato più evocativo.
Un’altra componente fondamentale è rappresentata dal krautrock.
Gruppi tedeschi come Kraftwerk, Neu! e Can contribuirono a sviluppare un linguaggio nel quale ripetizione, elettronica, minimalismo e sperimentazione assumevano un ruolo centrale.
La ripetizione diventava ipnotica.
Il ritmo poteva essere utilizzato quasi come una trance.
Questi elementi si sposavano perfettamente con la sensibilità Cosmic.
Aggiungendo una struttura disco a determinate atmosfere krautrock si potevano ottenere brani profondamente originali.
Un’altra componente importante della Cosmic Disco è la ricerca di ritmi provenienti da differenti culture.
Afrobeat, highlife, percussioni africane e altre tradizioni ritmiche possono entrare nel set.
Questo rende la Cosmic particolarmente interessante anche dal punto di vista del groove.
Il ritmo non deve necessariamente essere costruito esclusivamente attraverso una classica drum machine.
Può essere poliritmico.
Può essere irregolare.
Può essere percussivo.
Può cambiare progressivamente.
La pista diventa quindi uno spazio nel quale culture musicali differenti possono incontrarsi.
La ricerca Cosmic non si è mai limitata all’Occidente.
Le selezioni possono includere elementi provenienti dal Mediterraneo, dal Medio Oriente, dall’Asia e da altre aree geografiche.
Strumenti tradizionali, scale musicali particolari e melodie non occidentali possono essere inseriti all’interno di una struttura elettronica.
Questo crea un effetto molto particolare.
Il corpo riconosce il groove.
La mente riconosce qualcosa di insolito.
E nasce una sensazione di familiarità e mistero contemporaneamente.
Uno dei concetti più importanti associati a questa cultura è il crate digging.
Letteralmente, la ricerca nei contenitori di dischi.
Per il DJ significa cercare.
Cercare nei negozi.
Nei mercatini.
Nei cataloghi dimenticati.
Nelle collezioni private.
Nelle ristampe.
Nei vinili sconosciuti.
Prima dell’epoca dello streaming, trovare un disco raro richiedeva tempo.
Era una vera attività di ricerca.
Un DJ poteva trascorrere ore alla ricerca di una traccia che magari nessun altro conosceva.
Quella scoperta diventava parte della sua identità.
La cultura Cosmic è profondamente legata al vinile.
Non soltanto per una questione nostalgica.
Il vinile favorisce una relazione fisica con la musica.
Copertina.
Etichetta.
Numero di catalogo.
Condizioni del disco.
Edizione.
Paese di produzione.
Versione.
Mix.
Tutto può diventare parte della ricerca.
Per un DJ specializzato in questo tipo di musica, un disco può essere quasi un reperto archeologico.
Una traccia dimenticata negli anni Settanta può improvvisamente tornare a vivere davanti a una pista contemporanea.
Forse questa è la caratteristica più importante.
Un DJ Cosmic non dovrebbe limitarsi a creare una sequenza di brani.
Dovrebbe creare un racconto.
La serata può iniziare con una traccia atmosferica.
Poi arrivare lentamente il basso.
Le percussioni aumentano.
Entrano sintetizzatori.
Il groove diventa più insistente.
La pista inizia a muoversi.
Poi il DJ può cambiare completamente scenario.
Un brano africano.
Un’elettronica analogica.
Una disco psichedelica.
Un finale più intenso.
Non esiste necessariamente una formula.
Esiste il viaggio.
Molti elementi della Cosmic Disco sono confluiti successivamente nella Nu Disco.
A partire dagli anni Duemila, numerosi produttori hanno iniziato a recuperare sonorità disco, funk e boogie reinterpretandole attraverso strumenti digitali e tecniche di produzione contemporanee.
Il risultato ha riportato nella musica elettronica:
bassline funky;
synth analogici;
groove disco;
chitarre ritmiche;
vocoder;
percussioni;
architetture melodiche ispirate agli anni Settanta e Ottanta.
La differenza è che il linguaggio produttivo era contemporaneo.
Il passato diventava materiale per costruire il futuro.
La Cosmic Disco ha avuto una nuova vita grazie a DJ, collezionisti, etichette indipendenti e appassionati di musica elettronica.
Internet ha completamente trasformato la ricerca.
Oggi è possibile scoprire in pochi minuti musica che un DJ degli anni Settanta avrebbe dovuto cercare per anni.
Ma questo ha creato anche una nuova sfida.
Quando tutto è disponibile, la selezione diventa ancora più importante.
Il problema non è più trovare musica.
È trovare quella giusta.
L’epoca dello streaming ha reso praticamente infinita la quantità di musica disponibile.
Ma un algoritmo può suggerire un brano.
Non può necessariamente comprendere il motivo per cui quel brano funziona alle 2:37 di una notte d’estate, dopo una determinata traccia e davanti a un pubblico specifico.
Questa è una delle ragioni per cui la cultura del DJ continua ad avere un valore enorme.
La tecnologia offre accesso.
L’essere umano costruisce il contesto.
La risposta potrebbe essere proprio nella sua libertà.
In un periodo nel quale i confini tra generi sono sempre più sfumati, la Cosmic Disco appare incredibilmente contemporanea.
Oggi possiamo ascoltare nello stesso set:
house;
indie dance;
electro;
afro house;
disco;
breakbeat;
funk;
ambient;
techno.
La cultura Cosmic aveva già intuito che queste categorie non dovevano necessariamente vivere in compartimenti separati.
La nuova generazione di produzioni Cosmic tende a utilizzare tecnologie moderne senza rinunciare all’estetica analogica.
Sintetizzatori hardware.
Drum machine.
Modulari.
Sampler.
Effetti digitali.
Plugin.
Ableton Live.
Controller MIDI.
Vinile.
Questa combinazione produce un linguaggio ibrido.
Il suono può essere vintage.
La produzione può essere modernissima.
Ed è proprio questa contraddizione a renderlo interessante.
Immaginiamo una serata estiva.
Luci soffuse.
Un impianto audio di qualità.
Una pista non ancora completamente piena.
Il DJ parte con un groove ipnotico.
Non cerca immediatamente il drop.
Lascia respirare il brano.
Poi introduce una nuova linea di basso.
Un sintetizzatore.
Una percussione.
Un effetto.
Il pubblico inizia a muoversi.
La traccia successiva mantiene il groove ma cambia completamente atmosfera.
È qui che la Cosmic Disco funziona magnificamente.
Non impone necessariamente la pista.
La seduce lentamente.
Il clubbing contemporaneo è spesso associato a BPM elevati, grandi drop e strutture pensate per generare una risposta immediata.
La Cosmic Disco propone un’altra filosofia.
Non sempre serve accelerare.
A volte è sufficiente creare una vibrazione.
Un groove.
Un’atmosfera.
Una progressione.
Una sensazione.
La pista non deve necessariamente esplodere.
Può semplicemente entrare in uno stato.
Ed è proprio questa capacità ipnotica a renderla estremamente affascinante.
Probabilmente la Cosmic Disco continuerà a evolversi senza mai diventare un genere completamente definito.
È troppo contaminata per essere rinchiusa in una categoria.
Potrà incontrare:
house;
indie dance;
electro;
afro house;
balearic;
organic house;
techno;
ambient;
downtempo.
Potrà essere suonata su vinile oppure prodotta interamente in digitale.
Potrà vivere nei piccoli club underground, nei festival, nei rooftop, nei beach party e nei set più sofisticati.
La sua forza è proprio questa capacità di adattarsi.
La Cosmic Disco non è soltanto un sottogenere della disco music.
È soprattutto un modo di concepire la musica.
È ricerca.
È contaminazione.
È curiosità.
È groove.
È psichedelia.
È cultura del DJ.
È vinile.
È elettronica.
È viaggio.
Dal Cosmic Sound italiano alle nuove produzioni contemporanee, questo linguaggio continua a dimostrare che la musica da ballo non deve necessariamente scegliere tra corpo e mente.
Può parlare a entrambi.
Può far muovere i piedi mentre i sintetizzatori sembrano aprire una finestra verso un’altra dimensione.
Ed è forse proprio questo il segreto della Cosmic Disco:
**non portare il pubblico semplicemente a ballare.
Portarlo da qualche parte.** 🌌🪩
Scritto da: Redazione
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