Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
play_arrow
Radio Kaffeine More Music for Everybody!
In alcune dinamiche relazionali caratterizzate da forti tratti narcisistici e comportamenti manipolativi, può verificarsi un fenomeno particolarmente doloroso per chi lo subisce: una persona che sembrava profondamente coinvolta improvvisamente si allontana, sparisce o interrompe quasi completamente il contatto.
Per chi rimane può essere difficile comprenderlo.
“Come può essere finito tutto così velocemente?”
“Com’è possibile che fino a poco prima sembrasse indispensabile e ora non mi cerchi più?”
La spiegazione non è necessariamente che non ci fosse alcun coinvolgimento. Le relazioni umane sono molto più complesse. Tuttavia, quando una relazione viene vissuta prevalentemente attraverso controllo, validazione, attenzione e vantaggi emotivi, la perdita di queste risorse può modificare radicalmente il comportamento.
Il termine “parassitare” è quindi una metafora utile per descrivere una dinamica, non una diagnosi.
In una relazione sana esiste reciprocità.
Si dà e si riceve.
Si ascolta e si viene ascoltati.
Si rispettano i confini.
Nelle dinamiche fortemente disfunzionali può invece instaurarsi uno squilibrio nel quale una persona cerca costantemente dall’altra:
attenzione;
ammirazione;
rassicurazione;
disponibilità;
accudimento;
conferme;
energia emotiva;
reazioni.
L’altra persona può diventare progressivamente una sorta di regolatore esterno dell’autostima.
Quando questa funzione viene meno, la relazione può perdere parte del suo significato per chi dipendeva da quelle conferme.
Immaginiamo una persona che per molto tempo abbia cercato di ottenere attenzione attraverso provocazioni, silenzi, svalutazioni, riavvicinamenti o richieste continue di rassicurazione.
Se l’altra persona cambia comportamento e comincia a dire:
“Non discuto più su questo.”
“Non devo dimostrarti nulla.”
“Questo comportamento non lo accetto.”
“Preferisco mantenere le distanze.”
il vecchio meccanismo può non funzionare più.
Non arriva più la stessa reazione.
Non arriva più la stessa quantità di attenzione.
Non c’è più la disponibilità precedente.
La dinamica perde efficacia.
Ed è proprio in questo momento che può comparire l’allontanamento.
Questo è un punto importante.
Il comportamento esterno non permette di conoscere con certezza ciò che una persona prova interiormente.
Una persona può sparire perché non vuole affrontare il conflitto.
Può farlo per evitare responsabilità.
Può aver trovato un’altra relazione.
Può utilizzare il silenzio come forma di controllo.
Può semplicemente voler chiudere il rapporto.
Oppure può avere difficoltà a gestire il rifiuto.
Attribuire automaticamente ogni scomparsa a una precisa motivazione psicologica sarebbe quindi riduttivo.
Ciò che conta maggiormente è osservare il comportamento e l’effetto che produce sulla relazione.
La manipolazione ha spesso bisogno di una risposta.
Se una persona provoca e l’altra reagisce con rabbia, si crea interazione.
Se provoca e l’altra implora spiegazioni, si crea interazione.
Se svaluta e l’altra cerca di dimostrare il proprio valore, si crea interazione.
Se scompare e l’altra la insegue, si crea interazione.
Anche una reazione negativa può mantenere vivo il legame.
Quando invece l’altra persona interrompe questo circuito, qualcosa cambia.
Non risponde alle provocazioni.
Non insegue.
Non controlla.
Non cerca continuamente spiegazioni.
Non tenta di convincere.
Il meccanismo perde carburante.
Quando una relazione diventa profondamente disfunzionale, stabilire una distanza può essere importante.
Non per punire.
Non per provocare.
Non per far soffrire l’altra persona.
Ma per recuperare spazio mentale.
Una persona che ha trascorso mesi o anni cercando di capire ogni messaggio, ogni silenzio, ogni cambiamento d’umore può avere bisogno di interrompere quella continua ipervigilanza.
La distanza permette di spostare nuovamente l’attenzione dalla domanda:
“Cosa starà pensando?”
alla domanda:
“Come sto io?”
Il termine “parassitismo” diventa particolarmente interessante quando descrive una relazione nella quale l’investimento è fortemente sbilanciato.
Una persona dà continuamente.
L’altra riceve.
Una persona comprende.
L’altra pretende di essere compresa.
Una persona modifica il proprio comportamento.
L’altra mantiene le proprie richieste.
Una persona cerca soluzioni.
L’altra cambia continuamente le regole.
Quando la persona che dava continuamente inizia a fermarsi, il rapporto può cambiare radicalmente.
E in alcuni casi può arrivare la scomparsa.
Non perché quella persona abbia improvvisamente perso valore.
Ma perché non è più disponibile a sostenere la stessa dinamica.
L’allontanamento, però, non sempre è definitivo.
In alcune relazioni caratterizzate da dinamiche manipolative possono verificarsi successivi tentativi di riavvicinamento.
Un messaggio apparentemente innocuo.
Una domanda casuale.
Un ricordo condiviso.
Una richiesta di aiuto.
Una dichiarazione improvvisa.
Una manifestazione di nostalgia.
Anche in questo caso è importante non interpretare automaticamente il comportamento come prova di amore o di cambiamento.
La domanda più utile è:
“È cambiato il comportamento oppure è cambiata soltanto la strategia?”
La differenza può essere enorme.
Un autentico cambiamento richiede generalmente qualcosa di molto più profondo di una promessa.
Richiede riconoscimento delle proprie responsabilità, modificazione dei comportamenti e continuità nel tempo.
Dire:
“Sono cambiato.”
è semplice.
Dimostrarlo attraverso comportamenti coerenti è molto più difficile.
Per questo, nelle relazioni problematiche, è spesso più utile osservare ciò che una persona fa ripetutamente piuttosto che ciò che dichiara durante un momento emotivamente intenso.
Uno dei passaggi più importanti è il recupero dei confini.
La persona comprende che non deve più:
giustificarsi continuamente;
rispondere immediatamente;
accettare svalutazioni;
dimostrare il proprio amore;
riparare ogni conflitto;
salvare l’altra persona;
sopportare comportamenti che la feriscono.
Questo non significa diventare insensibili.
Significa comprendere che l’empatia non obbliga alla disponibilità illimitata.
A volte la persona che manipolava scompare perché comprende che non può più ottenere ciò che cercava.
Altre volte semplicemente la relazione si conclude.
In entrambi i casi, chi rimane può vivere un periodo di forte disorientamento.
Dopo una relazione intensa, anche il silenzio può sembrare assordante.
Non ci sono più messaggi da analizzare.
Non ci sono più litigi.
Non ci sono più improvvisi riavvicinamenti.
E proprio questa assenza può creare una sensazione di vuoto.
Ma quel vuoto non significa necessariamente che la relazione debba essere recuperata.
Può essere lo spazio lasciato da una dinamica che occupava troppo spazio mentale.
Quando si esce da una relazione manipolativa, può nascere una tentazione:
“Voglio che torni, così questa volta sarò io a rifiutarlo.”
Ma in questo modo il centro della propria vita rimane ancora l’altra persona.
La vera liberazione arriva quando non è più necessario ottenere nessuna reazione.
Non serve che torni.
Non serve che chieda scusa.
Non serve che ammetta di aver sbagliato.
Non serve che riconosca quanto abbiamo sofferto.
Il recupero della propria autonomia non deve dipendere dalla trasformazione dell’altra persona.
Questa è forse la parte più importante.
Dopo una relazione nella quale abbiamo continuamente investito energia nell’altro, bisogna progressivamente riportare quella stessa energia verso di sé.
Amicizie.
Famiglia.
Lavoro.
Interessi.
Sport.
Creatività.
Riposo.
Nuove esperienze.
Supporto psicologico, quando necessario.
Non si tratta di dimenticare immediatamente.
Si tratta di ricostruire una vita che non ruoti più intorno alla relazione.
Dire che “il/la narcisista scompare quando non può più parassitare” può essere una metafora efficace per descrivere alcune relazioni profondamente sbilanciate.
Ma è importante non trasformarla in una legge psicologica universale.
Non tutte le persone con tratti narcisistici si comportano nello stesso modo e non ogni persona che si allontana sta cercando qualcuno da cui ottenere attenzione o vantaggi emotivi.
Ciò che conta è riconoscere la dinamica concreta.
Se una relazione richiede continuamente di sacrificare la propria dignità, i propri confini e il proprio benessere per mantenere l’altro vicino, il problema non è soltanto perché l’altra persona se ne va.
La domanda più importante diventa:
perché dovremmo continuare a offrire accesso alla nostra vita a chi ci fa stare male?
A volte la scomparsa dell’altro non è la fine di qualcosa che dobbiamo recuperare.
Può essere l’inizio dello spazio necessario per tornare a scegliere noi stessi.
Scritto da: Redazione
abuso psicologico autonomia emotiva confini personali Consapevolezza controllo dinamiche disfunzionali dipendenza affettiva guarigione emotiva manipolazione emotiva Narcisismo narcisista relazioni disfunzionali relazioni tossiche svalutazione
Commenti post (0)