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Dietro alcuni comportamenti narcisistici può esistere una sofferenza psicologica profonda, talvolta accompagnata anche da sintomi depressivi.
Questo, però, non significa che ogni persona con tratti narcisistici sia depressa o che il narcisismo sia semplicemente una conseguenza di un trauma infantile. Il funzionamento narcisistico è complesso e può derivare dall’interazione di fattori temperamentali, esperienze familiari, relazionali e ambientali.
Comprendere questa dimensione permette di guardare oltre la superficie senza giustificare comportamenti abusivi o manipolatori.
All’esterno può apparire sicurezza.
Autostima elevata.
Superiorità.
Bisogno di essere ammirati.
Ricerca di successo.
Ma in alcune persone queste caratteristiche possono convivere con una rappresentazione interna estremamente fragile.
È una delle grandi contraddizioni del funzionamento narcisistico:
un’immagine grandiosa può convivere con un senso di valore personale instabile.
Quando l’immagine esterna viene messa in discussione, possono comparire vergogna, rabbia, ansia, senso di fallimento e, in alcuni casi, sintomi depressivi.
La depressione associata a tratti narcisistici può non presentarsi sempre nella forma stereotipata della persona apertamente triste e ritirata.
Può manifestarsi anche attraverso:
irritabilità,
rabbia,
isolamento,
perdita di interesse,
senso di vuoto,
insonnia,
stanchezza,
sensazione di fallimento,
vergogna,
perdita di motivazione.
In alcuni casi la sofferenza viene nascosta proprio attraverso il mantenimento dell’immagine di forza.
La persona può continuare a mostrarsi sicura mentre internamente sperimenta un forte senso di inadeguatezza.
Una delle emozioni più importanti da comprendere è la vergogna.
Non semplicemente:
“Ho fatto qualcosa di sbagliato.”
Ma:
“Sono sbagliato.”
Questa differenza è enorme.
Quando l’autostima è fragile, una critica può essere percepita non come una valutazione di un comportamento, ma come una minaccia all’intera identità.
Il fallimento diventa quindi difficilissimo da tollerare.
Una critica, un rifiuto, una separazione, una perdita professionale o una situazione nella quale la persona non riceve l’ammirazione prevista possono provocare quella che viene comunemente definita ferita narcisistica.
La reazione può essere molto intensa.
Può comparire rabbia.
Può comparire svalutazione dell’altro.
Può comparire ritiro.
Oppure può emergere un senso profondo di inutilità.
In determinate circostanze, questa destabilizzazione può contribuire all’insorgenza o all’aggravamento di sintomi depressivi.
Non esiste una singola origine.
È scorretto affermare che “il narcisista è sempre stato maltrattato da bambino”.
La realtà è molto più complessa.
Tra i possibili fattori di sviluppo possono comparire esperienze come:
ipercriticismo familiare,
freddezza emotiva,
trascuratezza affettiva,
aspettative eccessivamente elevate,
approvazione condizionata ai risultati,
ambiente familiare instabile,
umiliazioni ripetute,
difficoltà nel costruire un senso stabile di sé.
Ma possono esistere anche percorsi differenti.
Alcune persone possono crescere in ambienti caratterizzati da eccessiva idealizzazione, permissività o valorizzazione del bambino come “speciale”, senza sviluppare adeguatamente la capacità di tollerare frustrazione e limiti.
Un bambino che riceve affetto prevalentemente quando eccelle può imparare inconsapevolmente una regola:
“Valgo se sono speciale.”
Il problema arriva quando la vita presenta inevitabilmente situazioni nelle quali non si è i migliori.
Esiste qualcuno più bravo.
Qualcuno più bello.
Qualcuno più competente.
Qualcuno che riceve maggiore attenzione.
La distanza tra l’immagine ideale e quella reale può diventare dolorosa.
Esiste anche lo scenario opposto.
Un bambino continuamente criticato può sviluppare un sentimento persistente di inadeguatezza.
Può imparare:
“Non sono abbastanza.”
“Devo dimostrare qualcosa.”
“Se mostro le mie debolezze verrò rifiutato.”
Da adulto può cercare di costruire esattamente l’immagine opposta.
Non perché necessariamente sia consapevole di farlo, ma perché quella rappresentazione può diventare una protezione psicologica.
Il termine “trauma” viene spesso utilizzato in modo troppo generico.
Un trauma psicologico non coincide necessariamente con un singolo evento drammatico.
Anche esperienze relazionali ripetute possono influenzare profondamente lo sviluppo emotivo.
Tuttavia, non è corretto utilizzare il trauma come spiegazione automatica del disturbo narcisistico.
La psicologia contemporanea considera generalmente il narcisismo patologico come il risultato di un’interazione complessa di vulnerabilità individuali ed esperienze ambientali.
Una delle esperienze più destabilizzanti può essere la percezione che l’amore dipenda dalla prestazione.
“Ti apprezzo se vinci.”
“Ti ammiro se sei il migliore.”
“Sei importante quando raggiungi qualcosa.”
In questo modo il bambino può avere difficoltà a costruire una convinzione fondamentale:
“Sono degno di amore anche quando non sono perfetto.”
Senza questa base, l’approvazione esterna può diventare estremamente importante.
Da adulti, alcune persone possono cercare negli altri una conferma della propria identità.
Il partner.
Gli amici.
Il pubblico.
I social network.
Il lavoro.
Il successo.
Ogni ambiente può diventare uno specchio.
Quando lo specchio restituisce un’immagine positiva, l’autostima sale.
Quando restituisce un’immagine negativa, può arrivare il crollo.
È un equilibrio estremamente instabile.
La separazione da una persona importante può essere particolarmente destabilizzante.
Non viene persa soltanto una relazione.
Può venire meno anche una fonte quotidiana di:
attenzione,
rassicurazione,
conferma,
riconoscimento.
Questo può contribuire a spiegare perché alcune persone reagiscano in modo estremamente intenso alla fine di una relazione.
Quando una persona non riesce più a sostenere l’immagine che ha costruito, può verificarsi un crollo.
Il successo non basta.
L’ammirazione non basta.
Il controllo non basta.
La nuova relazione non basta.
La persona può ritrovarsi davanti a una domanda molto difficile:
“Chi sono quando nessuno mi sta ammirando?”
Per alcune persone questa domanda può essere accompagnata da un profondo senso di vuoto.
Il trattamento dipende dal quadro clinico individuale.
Non esiste una terapia universale per il narcisismo o per la depressione associata.
La psicoterapia può lavorare su diversi aspetti:
riconoscimento delle emozioni,
regolazione della rabbia,
tolleranza della frustrazione,
autostima più stabile,
capacità di riconoscere i propri limiti,
relazioni interpersonali,
empatia,
gestione della vergogna,
modelli di pensiero disfunzionali.
Approcci psicoterapeutici diversi possono essere utilizzati in base alle caratteristiche della persona.
Non esiste un farmaco specifico che “cura il narcisismo”.
Quando sono presenti depressione, ansia o altri disturbi associati, uno psichiatra può valutare un trattamento farmacologico appropriato.
La scelta deve essere individualizzata e monitorata da un professionista.
La farmacoterapia può intervenire sui sintomi associati, mentre il lavoro psicoterapeutico affronta più direttamente i modelli psicologici e relazionali.
Uno degli ostacoli più importanti può essere riconoscere di avere una difficoltà.
Ammettere:
“Sto male.”
“Ho bisogno di aiuto.”
“Il problema non sono sempre gli altri.”
può essere estremamente difficile quando l’autostima dipende dal mantenimento di un’immagine di forza.
Per questo il percorso terapeutico può richiedere tempo.
Questo punto è fondamentale soprattutto nelle relazioni.
Comprendere che dietro determinati comportamenti possano esistere sofferenza, vergogna o traumi non significa giustificare abuso, manipolazione, violenza psicologica o comportamenti distruttivi.
Una persona può avere sofferto profondamente e contemporaneamente fare soffrire gli altri.
Le due realtà possono coesistere.
La responsabilità del comportamento rimane.
Il narcisismo non deve essere considerato una condanna immutabile.
Il cambiamento può essere difficile e richiedere un percorso lungo, ma lavorare sulla consapevolezza, sulla regolazione emotiva e sulla qualità delle relazioni può permettere alla persona di sviluppare modalità più sane di funzionamento.
Il vero cambiamento non consiste nel diventare più bravi a sembrare sicuri.
Consiste nel non avere più bisogno di esserlo continuamente.
Non dover essere superiori per sentirsi sufficienti.
Non dover essere ammirati per sentirsi degni.
Non dover controllare gli altri per sentirsi al sicuro.
Dietro alcuni funzionamenti narcisistici può esistere una sofferenza che rimane nascosta dietro una facciata di sicurezza.
La depressione può emergere quando quella facciata non riesce più a proteggere la persona dal senso di vuoto, dalla vergogna e dalla percezione di fallimento.
Traumi relazionali, esperienze familiari, predisposizioni individuali e modalità di attaccamento possono contribuire allo sviluppo di queste fragilità, ma non esiste una causa unica e non ogni persona narcisistica ha necessariamente alle spalle un trauma.
Il trattamento può aiutare a costruire qualcosa di molto più solido della semplice immagine esterna:
un senso di sé capace di sopravvivere anche quando nessuno applaude.
Ed è forse questo il passaggio più importante: non eliminare la persona dietro la maschera, ma permetterle di scoprire che può esistere anche senza dover continuamente indossarla. 🖤
Scritto da: Redazione
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