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La dance degli anni ’90 non è stata solo un genere musicale; è stata un fenomeno culturale che ha dettato il ritmo di un’intera generazione, distinguendosi nettamente dalla musica da club che domina le classifiche odierne. Il sentimento diffuso tra gli appassionati è che quei “ritornelli commerciali” così riconoscibili e carichi di energia siano, di fatto, svaniti.
Questa differenza radicale è il risultato di un profondo mutamento nella tecnologia, nel mercato e nelle abitudini di consumo.
Il successo commerciale della dance anni ’90, spesso etichettata come Eurodance, si basava su una formula specifica:
Oggi: L’Egemonia del Drop e l’Eliminazione della Struttura Pop
La moderna Electronic Dance Music (EDM), la Tech House o la Techno prediligono il drop, ovvero il culmine sonoro, rispetto al ritornello cantato. L’enfasi si è spostata:
Negli anni ’90, la produzione era limitata dalla tecnologia dell’epoca (campionatori, sintetizzatori hardware), che imponeva un certo tipo di suono. Oggi:
Negli anni ’90, le classifiche erano dominate da pochi canali (radio e TV/video musicali), che amplificavano pochi, grandi successi. La dance di successo era inevitabilmente commerciale (nel senso di vendibile a tutti).
Oggi, lo streaming ha frammentato l’ascolto. La dance più popolare (e spesso la più remunerativa) si è spostata in due direzioni opposte:
Il risultato è che la vecchia “via di mezzo” – quel brano dance con un ritornello pop così immediato da restare in testa per settimane – non trova più un ruolo centrale né nel mercato underground né nelle hit globali, lasciando un vuoto nostalgico negli amanti del beat che fa cantare.
Scritto da: Redazione
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